DOMANDE E RISPOSTE

Per chiarire tutti i tuoi dubbi sui pidocchi e su un’eventuale infestazione, ecco una selezione di risposte alle domande più frequenti.

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I trattamenti

Pidocchi in famiglia? Può capitare e non è un dramma, ma l’importante è scegliere il trattamento giusto e seguirlo correttamente.

Pidocchi? No problem!

Giovanna, 2 figli e diversi anni trascorsi come accompagnatrice scout, racconta le sue esperienze nel far fronte a un semplice fastidio che a volte può diventare un piccolo dramma.

Ti sei trovata spesso a dover affrontare i pidocchi?

“Con i pidocchi ho avuto a che fare diverse volte. I miei figli, ad esempio, li hanno presi entrambi. La difficoltà maggiore nel difendersi dalla pediculosi consiste nel capire per tempo che un bambino ne è stato colpito: con i miei ragazzi è andata proprio così! Il più grande, a 8 anni, ha preso i pidocchi, probabilmente dal vicino di poltrona ad un cinema per ragazzi, e quando me ne sono accorta li aveva già ‘passati’ alla sorellina di 5 che andava alla scuola materna e... a qualche suo compagno di classe alle elementari. Niente di drammatico, comunque. È bastato passarsi la voce con gli altri genitori e nel giro di pochi giorni l’infestazione è stata debellata. Ancora meno problemi con la piccola: avendola ‘trattata’ per tempo con un prodotto specifico il suo caso è rimasto isolato”.

Mai avuto problemi di relazione causati dalla pediculosi?

“Non direttamente, ma dal punto di vista ‘sociale’ non tutto va sempre così liscio come da quello ‘scientifico’. Molte famiglie credono ancora che i pidocchi siano una vergogna, sinonimo di sporcizia e povertà, così i bambini recepiscono inconsciamente il messaggio di isolare il compagno che ha subito l’infestazione. È da non credere l’ostilità che talvolta ho percepito da parte di alcuni genitori nei confronti dei bimbi colpiti e delle loro famiglie. Per rendere l’idea, mi sembra utile riportare l’intervento di una mamma apparso l’anno scorso sul forum del sito della scuola e che ho conservato perché, ritengo, estremamente significativo: «Bambini con i pidocchi vengono mandati a scuola a contagiare gli altri, ma per la legge sulla privacy bisogna stare zitti e non si possono rispedire a casa. È comunque noto di chi si tratta, perciò invito tutte le mamme a raccomandare ai loro bambini di non giocare con chi sappiamo bene».

Mondo scolastico a parte, hai altre esperienze da raccontare?

“Fino a pochi anni fa ho accompagnato gli scout nelle colonie e nei campeggi estivi. Ogni tanto qualche caso si presentava, e la vita a stretto contatto, unita a controlli approssimativi, ne facilitava la trasmissione. Il risultato è stato, in un paio di occasioni, un’infestazione piuttosto estesa, che ha coinvolto persino qualche adulto. Oltretutto le metodologie di trattamento non erano certo all’avanguardia e si respirava molta ignoranza riguardo al problema. La pratica più diffusa era il taglio a zero dei capelli, ma ho visto anche qualche accompagnatore più anziano lavare la testa ai ragazzi con il petrolio!”.

Cosa raccomanderesti, allora, per prevenire infestazioni?

“La trasmissione dei pidocchi avviene per contatto diretto, così nessun metodo di prevenzione è efficace, considerato che non si può impedire ai bambini di giocare fra loro per paura di un’infestazione risolvibile con un singolo trattamento di dieci minuti... Quello che risulta più utile è controllare quotidianamente i capelli, soprattutto alla radice, dove si trovano le uova, per poter agire tempestivamente. Raccomandare ai bambini di non scambiarsi sciarpe o cappelli con i compagni ha una modesta utilità, visto che i pidocchi difficilmente abbandonano la testa dell’ospite, ma può invece creare quelle odiose situazioni di esclusione di cui si diceva prima”.

Data ultima modifica:  giugno 2017

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